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Mag 21 2016

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Le donne e la Costituente

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A.N.P.I. Zona 9

Giovedì 2 Giugno 2016 dalle ore 17.00
all’interno della Festa Popolare “Una Finestra sul Mondo”
presso il Parco Nicolò Savarino di via Livigno

In caso di maltempo l’iniziativa si svolgerà presso la Sala Multifunzionale
della Coop. ABITARE in via Abba 26 a ~100mt Parco

La nascita della nostra Costituzione

2-giugno-2016

Programma della Giornata:

  • Le donne nella Resistenza e alla Costituente” introduzione storica di Simone Campanozzi
  • Letture a cura di bovisateatro
  • Canti di lotta e Resistenza a cura di Bovisa InCanta
  • Testimonianza di Dijana Pavlovic
  • Musica Jazz con il gruppo SoundJazzSambBlues

Le 21 donne alla Costituente

(fonte: Biblioteca della Camera dei Deputati)

LE DONNE E L’ASSEMBLEA COSTITUENTE: DALLA DITTATURA ALLA DEMOCRAZIA

Il 2 giugno 1946 i cittadini italiani di entrambi i sessi, maggiori di 21 anni, vennero chiamati alle urne per eleggere i componenti dell’Assemblea Costituente e per votare il referendum istituzionale che avrebbe stabilito se l’Italia sarebbe stata una nazione monarchica o repubblicana. L’importanza di quella chiamata elettorale appare evidente: era straordinaria per più di un motivo. La fine della dittatura, dell’occupazione nazifascista e il ritorno alla libertà di scegliere democraticamente i rappresentanti veniva anche celebrato aprendo le porte a una parte della popolazione che fino ad allora (e non solo in Italia) era stata esclusa: le donne. In generale fino alla fine del XIX secolo era largamente diffusa l’idea (e non solo tra gli uomini) che la componente femminile non potesse partecipare alla vita politica a causa della sua caratteristica ‘emotività’, generatrice – si riteneva – solo di turbamento nella gestione degli affari di stato. Con le discussioni sull’allargamento del suffragio iniziarono a farsi sentire le prime voci che ipotizzavano l’ingresso delle donne nel corpo elettorale ma furono comunque escluse dalla riforma del 1882 e da quella del 1912 (che introduceva in Italia il suffragio universale maschile). Quando poi i tempi sembravano essere maturi e il voto alle donne (con alcune restrizioni) una meta raggiunta, le note vicende politiche interruppero questo processo. Successivamente, nel 1925, Mussolini le incluse – ancora una volta con una serie di norme restrittive – nell’elettorato amministrativo ma l’anno dopo con l’abolizione degli organismi rappresentativi locali si chiuse ogni discussione sui diritti politici, per tutti.

Dal punto di vista politico l’istanza era trasversale – sostenuta dalle rappresentanze dei centri femminili del Partito liberale, Democratico cristiano, Democratico del lavoro, Partito d’azione, Partito socialista, Partito comunista italiano – come anche il Comitato nazionale pro-voto nel quale confluirono le principali organizzazioni. Finalmente il decreto legislativo luogotenenziale del 31 gennaio 1945 sancì definitivamente il suffragio universale e la Consulta (il primo organismo politico nazionale dopo la guerra, al quale i partiti invitarono anche le donne e ne entrarono 13) con il decreto del 10 marzo 1946 relativo alle “Norme per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente”, incluse anche le donne tra gli eleggibili. Cadevano in entrambi i casi le norme restrittive ipotizzate sempre nel passato e si affermava il principio dell’uguaglianza tra i sessi almeno per quanto relativo ai diritti politici.

Il diritto di voto era stato conquistato con il decreto luogo-tenenziale del 1 febbraio 1945.

DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE

1° febbraio 1945 – Estensione alle donne del diritto di voto
UMBERTO DI SAVOIA, PRINCIPE DI PIEMONTE LUOGOTENENTE GENERALE DEL REGNO

Art. 1
Il diritto di voto è esteso alle donne che si trovino nelle condizioni previste dagli articoli 1 e 2 del testo unico della legge elettorale politica, approvato con R. decreto 2 settembre 1919 n. 1495.

Art. 2
È ordinata la compilazione delle liste elettorali femminili in tutti i Comuni. Per la compilazione di tali liste, che saranno tenute distinte da quelle maschili, si applicano le disposizioni del decreto legislativo Luogotenenziale 28  settembre 1944 n. 247, e le relative norme di attuazione approvate con decreto del Ministro per l’interno in data 24 ottobre 1944.

Art. 3
Oltre quanto stabilito dall’art. 2 del decreto del Ministro per l’interno in data 24 ottobre 1944, non possono essere iscritte nelle liste elettorali le donne indicate nell’art. 354 del Regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R. decreto 6 maggio 1940 n. 635.

Art. 4
Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno. Ordiniamo, a chiunque spetti, di osservare il presente decreto e di farlo osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addì 1° febbraio 1945
UMBERTO DI SAVOIA BONOMI – TUPINI

Dopo le prime consultazioni amministrative (parziali, perché per i consigli comunali e provinciali le elezioni si tennero in due tornate, nella primavera e nell’autunno del 1946), alla votazione simultanea del 2 giugno 1946, per il Referendum istituzionale tra monarchia e repubblica e per le elezioni all’Assemblea costituente, la presenza delle elettrici fu altissima, con interessanti differenziazioni: Nord: 91,3% uomini e 90,3% donne;Centro: 89,7 % uomini e 88,0% donne;Sud 84,8% uomini e 86,2% donne; Sicilia: 84.8% uomini e 86,2% donne; Sardegna: 84,4% uomini e 87,3% donne. Risulta che al Sud e nelle Isole l’elettorato femminile fu più numeroso di quello maschile: questo a causa del grande esodo migratorio postbellico che impedì a molti uomini di tornare subito indietro, per il 2 giugno, ma ciò rende ancora più significativa la massiccia partecipazione, in quelle zone, dell’elettorato  femminile, che andava volontariamente e con entusiasmo al voto, come ovunque, senza alcuna pressione, anzi dimostrando una grande maturità.

GIUGNO 1946 I DIRITTI POLITICI RICONOSCIUTI ANCHE ALLE DONNE: LE PRIME 21 DONNE DEPUTATE

Quel 2 giugno 1946, dunque, era una giornata importante per tutta l’Italia. Tra le macerie e le miserie lasciate dalla dittatura e dalla guerra, ovunque si discuteva di politica e la voglia di ricominciare era tanta. Per le donne quella fu una primavera davvero eccezionale. Per la prima volta potevano non solo ascoltare, ma anche prendere parte attivamente alla vita politica.
Tra addottrinamenti familiari e moniti ecclesiastici avevano finalmente conquistato la libertà di scegliere, di esprimere i loro ideali, le loro aspettative, i loro progetti protette dal segreto dell’urna. Loro, quelle stesse donne che non potevano accedere a molti ruoli della Pubblica Amministrazione (erano escluse dalla magistratura e dalla diplomazia, per esempio), loro che erano sempre sotto la patria podestà di un qualcuno (prima il padre e poi il marito), loro che rischiavano il licenziamento se volevano sposarsi, loro che valevano meno dei loro colleghi maschi (a parità di lavoro, le donne ricevevano un salario inferiore a quello degli uomini) e che non vedevano riconosciuta la parità neanche all’interno della famiglia (l’uguaglianza tra moglie e marito come anche tra genitori nei confronti dei figli verrà stabilita solo con il Nuovo Codice di Famiglia del 1975). Loro quel 2 giugno 1946 votarono in massa.

Furono elette 21 donne su 226 alla Costituente godendo per la prima volta in Italia dell’elettorato attivo e passivo a partire dal 1946.

  • BEI CIUFOLI ADELE gruppo parlamentare comunista •
  • BIANCHI BIANCA gruppo parlamentare socialista •
  • BIANCHINI LAURA gruppo parlamentare democratico cristiano •
  • CONCI ELISABETTA gruppo parlamentare democratico cristiano •
  • DELLI CASTELLI FILOMENA gruppo parlamentare democratico cristiano •
  • DE UNTERRICHTER JERVOLINO MARIA gruppo parlamentare democratico cristiano •
  • FEDERICI AGAMEN MARIA gruppo parlamentare democratico cristiano •
  • GALLICO SPANO NADIA gruppo parlamentare comunista •
  • GOTELLI ANGELA gruppo parlamentare democratico cristiano •
  • GUIDI CINGOLANI ANGELA MARIA gruppo parlamentare democratico cristiano •
  • IOTTI LEONILDE gruppo parlamentare comunista
  • MATTEI TERESA gruppo parlamentare comunista
  • MERLIN ANGELA gruppo parlamentare socialista
  • MINELLA MOLINARI ANGIOLA gruppo parlamentare comunista
  • MONTAGNANA TOGLIATTI RITA gruppo parlamentare comunista
  • NICOTERA FIORINI MARIA gruppo parlamentare democratico cristiano
  • NOCE LONGO TERESA gruppo parlamentare comunista
  • PENNA BUSCAMI OTTAVIA gruppo parlamentare dell’Uomo Qualunque
  • POLLASTRINI ELETTRA gruppo parlamentare comunista
  • ROSSI MARIA MADDALENA gruppo parlamentare democratico cristiano
  • TITOMANLIO VITTORIA gruppo parlamentare democratico cristiano

I LAVORI DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE

L’Assemblea costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946, ed elesse presidente, nella prima seduta, Giuseppe Saragat. Il 28 giugno Enrico De Nicola fu eletto dall’Assemblea Capo provvisorio dello Stato, con 396 voti su 501 votanti. Prima seduta dell’Assemblea Costituente, il 25 giugno 1946 Enrico De Nicola, eletto alla carica di Capo provvisorio dello Stato, giunge a Montecitorio. E’ il 28 giugno 1946., n. L’Assemblea costituente lavorò fino al 31 gennaio 1948 in virtù della prorogatio contenuta nella XVII disposizione transitoria della Costituzione. Le sue commissioni funzionarono anche dopo tale data, fino al mese di aprile del 1948. Durante l’arco temporale dei suoi lavori, si tennero 375 sedute pubbliche, delle quali 170 dedicate alla Costituzione e 210 ad altre materie. L’Assemblea si riunì due volte in Comitato segreto per dibattere problemi interni. Il 15 luglio l’Assemblea decise l’istituzione di una Commissione speciale incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione da discutere in aula. Il 20 luglio, nella sua prima seduta, tale commissione – che divenne nota col nome di Commissione dei 75 – elesse a proprio presidente Meuccio Ruini, già presidente del Consiglio di Stato. La Commissione dei 75 lavorò fino al 1° febbraio 1947, organizzandosi in tre sottocommissioni corrispondenti alle principali sezioni previste nella nuova carta costituzionale. La prima sottocommissione, presieduta da Umberto Tupini, doveva occuparsi dei diritti e doveri dei cittadini; la seconda, presieduta da Umberto Terracini, dell’organizzazione costituzionale dello Stato; la terza, presieduta da Gustavo Ghidini, dei rapporti economici e sociali. La discussione generale in aula sul progetto di Costituzione iniziò il 4 marzo 1947, dopo la fine del lavoro di coordinamento del testo da parte del Comitato dei 18, e proseguì durante tutto il 1947. Concluso il lavoro delle sottocommissioni, la parola passò ad un Comitato di redazione, composto di 18 membri, vero e proprio organo di raccordo tra le sottocommissioni stesse e la Commissione dei 75. Il Comitato di redazione (presieduto sempre dall’on. Ruini e del quale facevano parte i tre presidenti delle sottocommissioni) approntò il progetto di Costituzione, suddividendolo in “parti”, in “titoli” e in “sezioni”, coordinando i 217 articoli approvati in sede di sottocommissione e di sezione ed esaminando le proposte giunte dal Consiglio di Stato, dalla Corte di Cassazione e dal Ministero per la Costituente. Il ruolo del Comitato, le cui sedute purtroppo non vennero verbalizzate, fu fondamentale. Non solo definì la struttura della Carta costituzionale, introducendo importanti innovazioni, ma rappresentò anche nel dibattito in aula l’intera Commissione, provvedendo al coordinamento finale ed alla stessa compilazione del testo definitivo dopo il dibattito finale. La discussione del testo in Assemblea iniziò il 4 marzo e si concluse il 22 dicembre 1947. Ci vollero 170 sedute in 270 giornate di lavoro per approvare il testo definitivo. Vennero presentati ben 1.663 emendamenti sugli argomenti ritenuti più importanti, dalla potestà legislativa delle regioni alle forme di governo, dai rapporti con la Chiesa alle libertà fondamentali. Gli interventi in discussione furono 1.090 da parte di 275 oratori, 40 gli ordini del giorno votati. Fu nella seduta pomeridiana del 22 dicembre 1947 che si giunse, da parte dell’Assemblea Costituente, a scrutinio segreto, all’approvazione definitiva della nuova Carta Costituzionale con 453 voti favorevoli e 62 contrari su 515 presenti e votanti. Il momento venne accompagnato dall’intonazione dell’inno di Mameli da parte del pubblico delle tribune, imitato dai padri costituenti che si alzarono in piedi. Era nata “la Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Fu promulgata dal Capo 12 provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947, fu pubblicata nello stesso giorno in una edizione straordinaria della Gazzetta Ufficiale. Entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

Nella Commissione dei 75 furono elette 5 donne:
Maria Federici (D.C.), Teresa Noce (P.C:I.), Angelina Merlin (PSI), Nilde Iotti (PCI) e Ottavia Penna Buscemi (UOMO QUALUNQUE) entrarono a far parte della Commissione Speciale incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione da discutere in aula, divenuta nota con il nome di Commissione dei 75.
In particolare lavorarono nella Prima Commissione (Diritti e doveri dei cittadini) Nilde Iotti, e nella Terza Sottocommissione (Diritti e doveri economici e sociali) Maria Federici, Angelina Merlin Teresa Noce Longo (cfr. allegati con date delle riunioni e argomenti a cui parteciparono le donne elette come da resoconti originali dell’Assemblea Costituente disponibili sul sito della Camera dei Deputati all’indirizzo http://legislature.camera.it/. Provenienti geograficamente da tutta la penisola, erano in maggioranza sposate – 14 su 21 – ed avevano figli, a testimoniare che l’impegno politico non è un fatto solo per suffragette senza famiglia. Avevano tutte studiato – fra loro c’erano ben 14 laureate. La loro formazione politica si era svolta principalmente accanto al marito e al padre. Conquistarono il diritto alla cittadinanza partecipando attivamente alla Resistenza Quasi tutte laureate, molte di loro insegnanti, qualche giornalista-pubblicista, una sindacalista e una casalinga; tutte piuttosto giovani e alcune giovanissime.
Molte avevano preso parte alla Resistenza, pagando spesso personalmente e a caro prezzo le loro scelte, come Adele Bei (condannata nel 1934 dal Tribunale speciale a 18 anni di carcere per attività antifascista), Teresa Noce (detta Estella, che dopo aver scontato un anno e mezzo di carcere perchè antifascista venne deportata in un campo di concentramento nazista in Germania dove rimase fino alla fine della guerra) e Rita Montagnana (che aveva passato la maggior parte della sua vita in esilio). “Delle venti donne elette fu prima la on. Bianca Bianchi, socialista, professoressa di filosofia che a Firenze ha avuto 15.000 voti di preferenza. Della prima delle elette si legge sulle colonne del “Risorgimento liberale” del 26 giugno: “Vestiva un abito colore vinaccia e i capelli lucenti che la onorevole porta fluenti e sciolti sulle spalle le conferivano un aspetto d’angelo. Vista sull’alto banco della presidenza dove salì con i più giovani colleghi a costituire l’ufficio provvisorio, ingentiliva l’austerità di quegli scanni. Era con lei (oltre all’Andreotti, al Matteotti e al Cicerone) Teresa Mattei, di venticinque anni e mesi due, la più giovane di tutti nella Camera, vestita in blu a pallini bianchi e con un bianco collarino. Più vistose altre colleghe: le comuniste in genere erano in vesti chiare (una in colore tuorlo d’uovo); la qualunquista Della Penna in color saponetta e complicata pettinatura (un rouleau di capelli biondi attorno alla testa); in tailleur di shantung beige la Cingolani Guidi, che era la sola democristiana in chiaro; in blu e pallini rossi la Montagnana; molto elegante, in nero signorile e con bei guanti traforati la Merlin; un’altra in veste marmorizzata su fondo rosa”.
Nel gruppo delle comuniste c’era anche la giovanissima Nilde Iotti, che era stata durante la Resistenza prima responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna e poi porta-ordini (verrà nominata nel 1979 Presidente della Camera, prima donna nella storia della Repubblica e confermata fino al 1992); tra le democristiane Elisabetta Conci, figlia di un senatore del vecchio Partito Popolare, la partigiana Angela Gotelli che aveva partecipato alla Resistenza nel parmense e Angela Guidi Cingolani, la prima donna che sarà chiamata al governo, come sottosegretario, nel VII governo De Gasperi.

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